L’orrore per Gaza non giustifica la violenza antisemita

L’orrore per Gaza non giustifica la violenza antisemita

orrore gaza violenza antisemita

di Roberto Molinari*

L’antisemitismo è la mela avvelenata ereditata nei secoli. Il frutto che l’umanità si trascina e che si manifesta periodicamente ad ogni latitudine ed in ogni luogo.
Quello che è accaduto qualche giorno fa ad una famiglia di turisti francesi, ma di religione ebraica, in terra italiana, al di là delle opposte presunte versioni che al momento in cui scrivo sono portate all’attenzione della stampa, mi da comunque lo spunto per fare qualche riflessione. Quello che è accaduto, prescindendo dai racconti su chi ha provocato chi, ci riporta, comunque, indietro nella storia, ma anche ci ricorda che basta poco per scatenare l’intolleranza. La kippah, sulla testa, simbolo distintivo degli ebrei osservanti, è stata sufficiente affinché una persona, in autogrill, venisse insultata e malmenata, davanti al figlio minorenne, al grido di “Free Palestine” e ritenuta complice di quanto il governo di Netanyahu sta facendo a Gaza e questo solo perché ebrea ed evidentemente ebrea.
Dunque, ci risiamo. Nulla cambia. L’ebreo è sempre colpevole a prescindere. A nulla serve dire che un conto è essere ebrei ed un conto è quello che stanno facendo i politici estremisti al Governo di Israele guidati dal sempre più compromesso e impresentabile Bibi Netanyahu.

Non voglio qui addentrarmi nelle ragioni, nelle spiegazioni del perché l’unica democrazia presente in tutto il medio-oriente e questo non va né dimenticato né sottovalutato, è finita nelle mani di estremisti religiosi che vogliono lo Stato etnico, anzi, quasi teocratico. Né del perché un capo del Governo, laico o presunto tale, per mero calcolo di sopravvivenza politica, sia disposto a sacrificare la democrazia del suo Paese. Ricordiamoci, tuttavia, le imponenti manifestazioni del popolo israeliano contro il tentativo di Netanyahu di assoggettare il potere giudiziario e quello della Corte Suprema alla volontà del Governo prima del 7 ottobre 2023. Rimpiango con ammirazione non perduta leader coraggiosi come Rabin o Peres.
Quello che vorrei porre a riflessione è però un altro aspetto. Molti nel nostro Paese, ed io sono uno di questi, amano Israele e ammirano il popolo ebraico. Oserei scrivere, lo abbiamo sempre ammirato per quello che sono riusciti a costruire in una terra talvolta inospitale, per la cultura e per i suoi grandi scrittori, ed anche per la capacità di resistere alle avversità, per non dire alle tragedie, che da Masada in poi lo hanno colpito.

Ciò che è accaduto il 7 ottobre del 2023 è un crimine inaudito compiuto non da “resistenti”, come qualcuno si arroga di chiamarli, ma da assassini fanatici che tengono da anni in ostaggio il popolo di Gaza.
Tuttavia, ciò che mi risulta difficile in questo momento è non provare orrore per ciò che sta accadendo a Gaza e alla sua gente. L’amore per Israele e l’ammirazione per il popolo ebraico non può mettere in secondo piano il disastro umanitario che sta accadendo a Gaza ed il fatto che, la comprensibile reazione di Israele al massacro del 7 ottobre, si sia trasformata in una punizione collettiva di un popolo con accenti da pulizia etnica che ricordano la guerra di Yugoslavia. E David Grossman, uno dei massimi scrittori ebrei viventi, è arrivato a parlare, oggi, (Repubblica del 1° agosto) sia pur con apprensione, di genocidio e a chiedersi “Come siamo potuti arrivare a questo punto?”

Quello che vorrei fosse chiaro è che si può criticare Israele ed invocare la fine delle violenze che avvengono a Gaza, così come delle violenze razziste compiute dai coloni, fomentate dagli estremisti al Governo, senza per questo essere accusati di antisemitismo o di essere annoverati tra coloro che alimentano poi episodi di intolleranza come ho visto affermare da alcuni responsabili della comunità ebraica di Milano.
E forse forse, il fatto che il grido, la richiesta di pace, venga proprio da chi è amico del popolo ebraico, i nostri fratelli maggiore e di Israele dovrebbe, in qualche modo far riflettere i responsabili politici, ma non solo, di quante simpatie si stanno perdendo in questo momento a causa della brutalità di una guerra che assomiglia sempre più ad una punizione collettiva di un popolo in ostaggio dei terroristi di Hamas.

C’è in questa mia nota non solo la condanna di quei quattro che hanno malmenato il turista francese, ma anche, soprattutto, tutta la frustrazione di chi non concepisce come non ci si renda conto di quanto odio e violenza potrà portare ancora in futuro ciò che oggi sta accadendo a Gaza.
Come non capire che si stanno allevando generazioni di odiatori, di fanatici in quella terra per effetto delle violenze di oggi? E per quanto tempo si potrà costruire la propria difesa solo sulla forza delle armi e non sul rispetto e il riconoscimento reciproco?
Ebbene, nel nostro Paese in molti guardiamo ad Israele e alla sua unica democrazia nel medio-oriente, con ammirazione. E questo va ben al di là dell’afflatto religioso. In molti guardiamo con simpatia a quel popolo che anche in guerra, anche ora, sa protestare contro il suo Governo, così come guardiamo con ammirazione a quei soldati e a quei riservisti che hanno saputo dire dei no ad alta voce. Così come non finiremo mai di voler bene al popolo ebraico e non solo per tutto quello che hanno subito nella loro storia, ma, soprattutto, per ciò che hanno saputo donare all’umanità intera.

Nessuno si deve sentire moralmente legittimato dal compiere atti di violenza nei confronti di chi che sia. E così il provare orrore per ciò che succede a Gaza non giustifica la violenza antisemita. Così come l’antisemitismo va sempre combattuto, ma non per questo si deve stare silenti di fronte all’orrore per quello che succede a Gaza e temere di essere accusati di giustificare così i rigurgiti antisemiti. La realtà è sempre complessa, fatta di sfumature, ma anche di prese di posizioni coraggiose. Oggi ci occorre più di coraggio anche da parte di chi oggi ci Governa nel nostro Paese, anche da parte dell’opposizione, così come anche da parte dell’Europa troppo ancora muta e ondivaga.
Non possiamo pensare che la sola voce che si alza ininterrottamente sia solo quella di Papa Leone XIV e questo forse anche lo stesso mondo cattolico dovrebbe prenderne coscienza.

*assessore ai servizi sociali del Comune di Varese

pubblicato da www.malpensa24.it del 3 agosto 2025