La casa tra annunci e bisogni diversi

La casa tra annunci e bisogni diversi

Ringrazio il direttore di varesenoi Andrea Confalonieri per l’ospitalità datami

(L’assessore Molinari replica alla premier Meloni: «Un piano casa per le famiglie? Ma se Salvini ha tagliato il sostegno per gli affitti…» )

Dopo l’intervento del presidente del Consiglio al Meeting di Rimini arrivano le riflessioni del numero uno dei Servizi Sociali di Palazzo Estense: «In Lombardia abbiamo migliaia di appartamenti pubblici tra Aler e comuni che necessitano di interventi per essere messi a bando. Iniziamo da lì e non usiamo marketing politico e armi di “distrazione” di massa»

L'assessore Molinari replica alla premier Meloni: «Un piano casa per le famiglie? Ma se Salvini ha tagliato il sostegno per gli affitti...»

Nei giorni scorsi, partecipando come ospite al Meeting di Rimini, la premier Giorgia Meloni ha annunciato un nuovo piano per dare «case a prezzo calmierato alle giovani coppie e rimettendo al centro la famiglia». Un intervento che ha suscitato reazioni di vario genere da più parti del mondo politico italiano. Le parole del presidente del Consiglio sono state spunto di riflessione anche per l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Varese Roberto Molinari. Pubblichiamo integralmente si seguito la nota dell’assessore:

La casa tra annunci e bisogni diversi

La politica usa spesso armi di distrazione di massa. Lo fa quando deve spostare l’attenzione dell’opinione pubblica da determinati problemi o quando è in difficoltà. Un altro degli aspetti che caratterizzano questa nostra c.d. seconda repubblica divenuta spesso arma politica efficace è la narrazione ( come si usa dire oggi ), una narrazione ad uso e consumo di chi ascolta e, soprattutto, tanto più penetrante quando l’uditorio che si ha di fronte è già  predisposto se non privo di qualsiasi ostilità.

Fatte queste premesse devo sinceramente ammettere che mi ha molto colpito l’intervento della nostra Premier al Meeting di Rimini.
Bisogna ammetterlo, onestamente. La Meloni è molto brava quando può dar sfoggio alla propria narrazione. Ora, io non so chi gli ha scritto il discorso, cosa assolutamente legittima in epoca di comunicazione e di spin – doctor.  Ma quello che la rende particolarmente efficace è il legame che riesce a costruire con chi l’ascolta, anche se, diciamolo con sincerità, già predisposto e orientato. E devo dire, ma lo scrivo senza nessun secondo fine, che, in molti aspetti, in questa tipologia di capacità narrativa, ma anche di empatia con la “massa”, per molti aspetti mi ricorda molto un altro “maestro” in questo, Giorgio Almirante, un campione nei comizi politici.

Ora, andando oltre alle frasi ad effetto sentite, ai richiami identitari o alle letture di intellettuali conservatori, anche se avrei ritenuto più naturale qualche citazione di Tolkien più affine al background culturale della nostra Premier,  due riflessioni mi sento di condividere. 

La prima, banale e si potrà dire fatta perché sono di parte. Al Meeting abbiamo ascoltato il programma di governo di una leader che è appena arrivata al potere e non di una Presidente del Consiglio che è li, con tutti gli strumenti di governo e del caso, da ben tre anni. E questo, mi si permetta, dovrebbe o avrebbe dovuto far riflettere i plaudenti, ma non solo, anche quelli che stavano al back stage.

Seconda riflessione. E questo è un argomento che da un po’ di mesi mi angoscia come assessore alla partita. Il tema casa. La Meloni, tra le tante promesse fatte, ha parlato di un piano elaborato con il Ministro alla partita, Salvini, un piano che, nelle dichiarazioni, dovrebbe favorire il ceto medio ed in particolare le giovani coppie under 35 anni.

Prescindendo dal fatto che sono circa 3 anni che sentiamo parlare di un piano casa e di milioni stanziati e superando il fatto che in questi giorni si è letto una serie di anticipazioni a mezzo stampa su cosa il piano dovrebbe contenere, ma uno straccio compiuto del piano stesso ancora non si è visto. 

Insomma, superando con un certo imbarazzo tutto questo, mi permetto di evidenziare alcuni aspetti, a mio parere, chiarificatori di dove si dovrebbe andare, ma di cui, temo, non si vedrà traccia.

Dunque, riprendo il filo del ragionamento. 
Bene, è sempre un bene quando si fanno interventi a favore del ceto medio. Un ceto che, per dirla col sociologo De Rita “deve tutto alla DC il cui collateralismo ha favorito l’ascesa”, ma, che, è opportuno non dimenticare mai, storicamente è l’allargamento di questa componente sociale che da stabilità ad un Paese, mentre, viceversa, è il suo restringimento e la sua penalizzazione che lo portano ad appoggiare estremismi che, sempre la storia ci insegna, in Europa e nel mondo occidentale vogliono dire guardare a destra e alla destra più populista e autoritaria. Dunque, dal mio punto di vista, bene quando si agisce per allargare il peso del ceto medio  il cui orientamento è normalmente moderato e centrista ed ha effetti stabilizzanti da un punto di vista sociale. Ma, dopo questa affermazioni, ho il primo dubbio che mi sento di rimarcare.

La Premier ha parlato di interventi atti a favorire la possibilità dell’acquisto e dell’affitto agli under 35, alle giovani coppie e questo per favorire poi il formarsi delle famiglie e della natalità. Ora, la prima perplessità che mi è sorta è stata questa. Ma se le persone non hanno stabilità nel lavoro a causa della precarietà dei contratti o non hanno un reddito sufficiente, come lo avevano i padri nella prima repubblica, come è possibile pensare di spingerli a fare un passo importante come l’acquisto della casa o il fare famiglia? 

Seconda perplessità che mi è sorta e che nasce dalla mia esperienza quotidiana.
Io penso che oggi, se si vuole parlare di casa, occorra una sguardo lungo e che tenga conto della fascia di popolazione più debole e fragile, sia economicamente, sia socialmente. Quando Salvini è divenuto Ministro, uno dei suoi primi interventi è stato quello di tagliare ( e quindi di azzerare ) ben 330 milioni di euro in finanziaria che andavano ( messi li dal Governo Draghi) ai Comuni per sostenere la morosità incolpevole e il c.d. “sostegno affitti”. Il fondo azzerato da ormai 3 anni, infatti, consentiva ai comuni di sostenere le famiglie e le persone in difficoltà, in quello che un è diritto primario, la casa.

Ma consentiva e qui sta il paradosso di questi presunti paladini del ceto medio, di sostenere anche i piccoli proprietari di casa perché i contributi stanziati andavano direttamente a loro in ragione di avere un inquilino preso in carico, per questo aspetto, dai servizi sociali.
Non solo. E qui forse è opportuno spiegare meglio. Colui che affittava e a cui i comuni con questi stanziamenti garantivano il pagamento di una parte o di un tutto non era certo lo speculatore od il palazzinaro con decine di appartamenti. Era, essenzialmente, un piccolo proprietario, un pensionato che, il più delle volte aveva investito il proprio tfr acquistando, appunto, un appartamento e con l’affitto di questo si garantiva una piccola rendita per se o per i figli e, soprattutto, era uno che, per avere il contributo dall’Ente Pubblico doveva avere posto in essere un contratto regolare e certificato.

Dunque, a fronte di un intervento a sostegno di una persona fragile o di una famiglia in difficoltà si ottenevano due risultati in piena trasparenza, Da un lato avevamo una persona  che pagava le tasse e non evadeva e non faceva nero e dall’altro si otteneva un intervento sociale che evitava di avere la gente in strada.

Insomma, con quei contributi così celermente cancellati con un tratto di penna dal Ministro Salvini, i comuni garantivano il territorio, evitavano gli sfratti e un numero eccessivo di appartamenti sfitti e lasciati liberi per impossibilità economiche.
In questo modo, per intenderci, si impediva quello che stiamo vivendo in tutte le città ad alta tensione abitativa. L’esplosione delle morosità, le centinai di sfratti, a fronte delle scarse opportunità che può fornire il pubblico come alternativa compiuta, la penalizzazione e l’aggravamento di situazioni di fragilità sociale ed economica  ed in ultima istanza, la perdita di una rendita per pensionati e piccoli proprietari, mica speculatori e palazzinari.

E qui vorrei fornire un ulteriore elemento di riflessione.
Oggi, noi, abbiamo, nel nostro Paese, così come in Lombardia migliaia di appartamenti pubblici tra Aler e comuni che necessitano di interventi per essere messi a bando. Li abbiamo in queste condizioni  perché occorrono risorse economiche notevoli per interventi di ristrutturazione e messa a norma, risorse che, soprattutto, i comuni non hanno. Bene, allora, forse sarebbe opportuno partire da qui se si vuole un piano casa serio e pratico.
Bene sarebbe partire dal mettere a disposizione di chi gestisce il patrimonio pubblico risorse sufficienti per adeguare nei prossimi anni questi beni affinché possano essere messi a bando e destinarli a chi oggi non è in grado di stare sul mercato libero, né appena sotto a questo.
Dunque, in attesa di capire se il piano casa Meloni / Salvini esiste, se non è una promessa e se, soprattutto, guarda alla realtà quotidiana, quella dei comuni in particolare e non al marketing politico o peggio, ebbene, dunque vedremo nelle prossime settimane se e quanto sarà vero di ciò che è stato annunciato.

E mi si permetta la battuta magari un po nostalgica, l’unico vero piano casa che io ricordi degno di questo nome e che diede una casa a migliaia di italiani risale agli anni 50 e fu fatto da Fanfani. E non vado oltre ricordando la citazione di De Rita di cui poche righe sopra.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali
Comune di Varese

(questo contributo è stato pubblicato da www.varesenoi.it del 3 settembre 2025 )