Molinari: “Amministrare non è solo riparare le buche. Anche il PD rifletta”

Molinari: “Amministrare non è solo riparare le buche. Anche il PD rifletta”

( mia intervista ad Andrea Della Bella di Malpensa 24 )

 Andrea Della Bella 

Varese molinari pd
Roberto Molinari

VARESE – La necessità di dare vita un nuovo sistema di welfare, di rendere protagonisti gli enti locali e il terzo settore in un processo di riforma dello Stato sociale che può essere confezionato e calato dall’alto. Ma anche la critica alle politiche nazionali dei tagli e del ridimensionamento. E l’autocritica – non polemica – a un partito, il PD, che deve cambiare passo sui diritti sociali, in una visione amministrativa in grado di garantire e consolidare la coesione sociale.

Tutto questo, Roberto Molinari, assessore ai Servizi sociali a Palazzo Estense, l’ha condensato in un documento dettagliato dal quale esce una fotografia dei bisogni dei varesini che, in una prospettiva futura non troppo distante, è piuttosto allarmante. La voce dell’assessore non vuole un unicum da snobbare, piuttosto un punto di partenza da cui aprire una riflessione, un dibattito dentro e fuori il Partito Democratico.

Molinari, la sua riflessione viaggia sul doppio binario: nazionale e locale. Concentriamoci sul secondo: Varese non ne esce certo bene. È così?
«Varese non fa eccezione. La politica dei tagli e del ridimensionamento sono conseguenze di scelte sbagliate a livello nazionale. Di questo passo chi amministra, nel volgere dei prossimi anni, non sarà più in grado di erogare i servizi, qualsiasi sia il colore politico di chi governa».

Entriamo nello specifico: il tema casa è un problema anche in città? Quanto grande?
«È in crescita anche se non è semplice da quantificare. Però se il governo taglia 330 milioni destinati a sostegno di affitti e morosità incolpevole, che sono misure di contenimento delle criticità, chi perde l’abitazione a chi si rivolge? Al Comune, che non avendo risorse, che risposte potrà mai dare?».

Altra spina nel fianco nelle casse comunali sono i minori in comunità. Quanto pesa questa voce nel bilancio dei Servizi sociali?
«Porto qualche numero per far capire la dimensione del problema. I Servizi sociali seguono circa 400 minori, non tutti in affido alle Comunità che costano dagli 80 ai 120 euro al giorno. Nel nostro bilancio abbiamo destinato a questo capitolo 2 milioni e 500 mila euro. Tanti? Certo, ma non bastano. Oltre a questi vanno considerati i minori con disabilità, che sono invece a carico dei Servizi educativi fino al raggiungimento della maggiore età per poi passare ai Servizi sociali. In questo caso a bilancio abbiamo 1 milione e 500 mila euro. Ma in tutto questo percorso c’è un grande assente, lo Stato. Eppure questi ragazzi non sono solo del Comune, per non parlare degli anziani. Varese a breve avrà il 30% della popolazione nella fascia d’età considerata anziana. Già adesso stanziamo 1,5 milioni di euro per il sostegno alla retta in Rsa. Insomma, il quadro è davvero preoccupante».

Roberto Molinari, il documento che ha redatto non ha solo un risvolto sociale. Tra le righe emergono anche una serie di messaggi politici. Il primo: amministrare una città non significa solo occuparsi di opere pubbliche. È così?
«Il rischio di ridurre l’azione amministrativa alle opere pubbliche è concreto. In generale dico che questo è un male endemico e limitante, che la nostra società rischia di pagare pesantemente. Credo invece che amministrare significhi avere una visione a trecentosessanta gradi per mettere in campo risposte capaci di consolidare la coesione sociale».

È una critica rivolta anche alla sua maggioranza?
«Sarebbe riduttivo ricondurre tutto alla singola realtà varesina. Dove, peraltro, questa percezione dell’importanza del ruolo dei Servizi sociali è presente. Con questo documento l’obiettivo è contribuire a far crescere l’attenzione anche nel Partito Democratico».

Si riferisce alla dialettica in corso tra diritti individuali e diritti sociali sbilanciata a favore dei primi?
«Se rincorriamo solo le mode dove il tema dell’attenzione sociale si riduce ai diritti individuali, facendo passare in secondo piano il pilastro dei diritti sociali, che invece fanno crescere il benessere della popolazione, saremmo strabici».

Di questo sembra essersene accorta anche Elly Schlein. A Varese la segretaria nazionale ha cambiato i paradigmi del suo intervento. Condivide?
«La segretaria ha parlato di casa, di sanità, lavoro, di impresa. Ha finalmente posto l’accento sui diritti sociali».

Alle parole ora devono seguire i fatti, più complicato. Da dove partire?
«Credo sia arrivato il momento di dare vita a una nuova costituente per il welfare sociale che parta dal basso».

Come si traduce in concreto?
«Il nostro sistema di welfare va ripensato coinvolgendo gli Enti locali e il Terzo settore, che devono essere parte attiva nel processo legislativo. Non si può più pensare di stabilire regole a livello nazionale per poi far ricadere sulle spalle dei Comuni la loro attuazione e tutti i problemi, compreso quello economico. Mi spiego con un esempio. Che senso ha che lo Stato aderisca alla Carta dei diritti del disabile dell’Onu, ma poi scarichi sulle amministrazioni costi e responsabilità relativi al sostegno delle famiglie con soggetti disabili? Ecco, questo è ciò che accade oggi e non è più sostenibile».

(questa intervista è stata pubblicata su www.malpensa24.it del 18 settembre 2025 ed è di Andrea Della Bella )