Dalla strada all’autonomia
Dalla strada all’autonomia: il Comune di Varese in aiuto di 63 senzatetto con il progetto “Stazione di posta”
Il progetto ha permesso di ristrutturare la palazzina di via Maspero e, soprattutto, costituire un’equipe multidisciplinare per prendere in carico chi vive ai margini e costruire una nuova opportunità, L’assessore Molinari spiega come
( mia intervista a Alessandra Toni pubblicata da varesenews )

Percorso “a ostacoli” ma continuo, per non lasciare indietro nessuno. È così che l’assessore ai Servizi sociali Roberto Molinari riassume il lavoro fatto dal Comune di Varese per garantire un rifugio alle persone più fragili durante il cantiere di ristrutturazione del centro di via Maspero, oggi al centro del progetto PNRR “Stazione di posta”.
L’intervento rientra nei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e punta a dare una risposta strutturata a chi vive forme diverse – e spesso intrecciate – di precarietà abitativa e sociale, dai senza dimora ai nuclei familiari improvvisamente finiti in strada.

Dal dormitorio all’emergenza freddo: come funziona il modello
Prima dell’avvio dei lavori, la palazzina di via Maspero ospitava un dormitorio pubblico da 25 posti, accessibile solo dopo presa in carico da parte dei servizi sociali e valutazione di compatibilità con le regole di convivenza.
Accanto al dormitorio, nei mesi invernali, veniva attivata la misura dell’emergenza freddo: dieci posti a bassissima soglia, in un unico locale, per rispondere alle urgenze segnalate sul territorio, cioè persone che dormono all’aperto o che si trovano improvvisamente esposte al freddo.
Con l’apertura del cantiere PNRR si è posto il problema: svuotare i locali del dormitorio per permettere gli interventi, senza interrompere né il servizio notturno né l’emergenza freddo. «La complessità – spiega Molinari – è stata tenere insieme tutto: garantire un letto ogni notte, partire con il progetto “Stazione di posta”, ristrutturare gli spazi e, nel frattempo, non rimandare indietro nessuno».

La palestra, gli appartamenti, l’equipe: un ponte verso l’autonomia
Il primo passo è stato trasferire temporaneamente gli ospiti del dormitorio: gli uomini sono stati spostati nella palestra al piano inferiore di via Maspero, le donne in locali separati, sempre nella stessa palazzina. Ma non ci si è fermati a un semplice spostamento logistico.
Con i fondi PNRR, il Comune ha attivato una équipe multidisciplinare – psicologo, educatore, assistente sociale, operatori – al posto del solo custode notturno. La squadra ha iniziato a lavorare caso per caso, costruendo progetti individualizzati: valutazione, definizione degli obiettivi, accompagnamento educativo, lavorativo e sanitario.
Da qui è nato il passaggio chiave: l’utilizzo di appartamenti di housing sociale, di proprietà comunale e ristrutturati con i fondi PNRR, insieme ad alloggi messi a disposizione da cooperative e realtà ecclesiali coinvolte nel progetto, per far uscire gradualmente dal dormitorio le persone ritenute pronte a un passo verso l’autonomia. In ciascun alloggio vivono due o tre persone proprio per educare alla convivenza e alla gestione di una casa.
Di fatto, lo schema oggi prevede un percorso che va dalla strada e dalla situazione di grave marginalità all’emergenza freddo, passa attraverso il dormitorio, prosegue negli appartamenti di transizione per sei‑dodici mesi e mira, quando possibile, a un rientro in società con un alloggio proprio o un’abitazione popolare. A marzo è atteso un nuovo bando per gli alloggi ERP di Comune e Aler; chi è senza dimora o sfrattato ha punteggi più alti in graduatoria e questo rende realistico il passaggio da un alloggio temporaneo a una soluzione stabile.
Numeri e livelli di fragilità: 63 persone prese in carico a oggi
Prima di impostare il progetto, l’assessorato ha lavorato a una ricognizione puntuale del bisogno: «Al tavolo di zona sulla grave marginalità – racconta Molinari – sommando le rilevazioni di dormitorio, mensa, drop‑in, centri diurni e associazioni, sembrava che in città circolassero fino a duecento persone in condizione di senza dimora o senza fissa dimora. Con una mappatura unificata il quadro si è precisato: venticinque ospiti erano già seguiti dal dormitorio comunale, mentre una ventina di persone risultavano effettivamente in strada o in situazioni molto instabili. Oggi, grazie al progetto “Stazione di posta”, il Comune ha in presa in carico strutturata quarantadue persone che rientrano nelle forme più gravi di precarietà – senza dimora e senza fissa dimora, ospiti del dormitorio, persone inserite nell’emergenza freddo e casi intercettati sul territorio – e che seguono il percorso verso gli appartamenti e l’autonomia. A queste si aggiungono ventuno persone, singoli e nuclei familiari, tra cui mamme con bambini e famiglie sfrattate con disabili o anziani fragili, inserite in alloggi di housing temporaneo per evitare che finiscano in strada. In totale sono sessantatré le persone oggi accompagnate dentro questo sistema».

Diversi livelli di fragilità
Molinari insiste sulla distinzione tra diversi livelli di fragilità. I senza dimora sono coloro che dormono stabilmente in strada, in stazione o in luoghi di fortuna; i senza fissa dimora sono le persone che “saltano” tra alberghi, amici, ospitalità occasionali e non hanno un punto di riferimento stabile; si aggiungono poi i nuclei familiari in precarietà improvvisa, spesso colpiti da sfratti o rotture familiari, che senza un intervento immediato scivolerebbero anch’essi nella condizione di vita in strada. Il PNRR fissa per Varese un obiettivo di ottantacinque persone seguite entro un anno: «Con i flussi del dormitorio, le persone intercettate sui marciapiedi e le famiglie in sfratto – osserva l’assessore – è un traguardo impegnativo ma alla nostra portata».
Cosa succederà a marzo: dormitorio rinnovato, nuove regole e percorsi
I lavori in via Maspero stanno entrando nella fase finale. Entro un paio di mesi il dormitorio al piano superiore tornerà pienamente operativo con i suoi venticinque posti letto: «I posti non aumenteranno – spiega Molinari – perché il superamento di quella soglia farebbe scattare la classificazione della struttura come albergo, con obblighi e costi che andrebbero oltre le possibilità del progetto finanziato. La ristrutturazione ha portato nuovi serramenti, impianti di aerazione, bagni rinnovati, camere imbiancate, una sala comune sistemata, frigoriferi collocati in modo più funzionale e spazi condivisi più ordinati».
Con spazi rifatti cambiano anche le regole di convivenza. Non sarà più possibile accumulare cibo negli armadietti o nelle stanze, le pulizie saranno più frequenti e l’équipe lavorerà anche sull’educazione alla cura degli ambienti, per ridurre infestazioni e degrado.
A marzo, con la riapertura del dormitorio, una parte degli attuali ospiti degli appartamenti tornerà in via Maspero, cioè chi non è ancora autonomo o non ha trovato una soluzione abitativa stabile, mentre un’altra parte proseguirà il percorso verso l’autonomia uscendo verso alloggi popolari o privati. Alcuni appartamenti comunali resteranno come “ponte” stabile tra dormitorio e piena autonomia, con permanenza massima tra sei e dodici mesi per garantire rotazione e dare risposta a nuovi casi.
Il futuro del centro di via Maspero dedicato alle fragilità
Il “nuovo” centro di via Maspero, a lavori conclusi, sarà una struttura con offerta diversificata. Al piano superiore ci sarà il dormitorio rinnovato; al piano terra troveranno posto sportelli e servizi dedicati alla grave marginalità, in raccordo con il presidio esterno dell’ex bar della Pesa davanti alla stazione. Proprio questo punto sarà il front office: gli operatori intercetteranno le persone in difficoltà, offriranno orientamento immediato verso mense, centri diurni e drop‑in e valuteranno l’inserimento nel percorso di presa in carico. In via Maspero ci sarà spazio anche per la sanità di frontiera così da garantire accesso a cure di base e controlli sanitari per chi vive ai margini.
La regia operativa è affidata a una rete di soggetti del terzo settore. Coop Lotta è capofila per la gestione delle segnalazioni e la selezione delle persone inserite nel progetto; tutte le associazioni che operano con senza dimora e persone in grave marginalità sono collegate per condividere dati, casi e strategie. Le richieste possono essere inviate all’indirizzo stazionediposta.varese@coplotta.org, che fa da punto di raccolta e smistamento.
Il bilancio: “Meno retorica e più presa in carico”
«Non stiamo parlando di assistenza infinita – chiarisce Molinari – ma di percorsi che dichiarano da subito un obiettivo: accompagnare le persone verso un’autonomia possibile, sapendo che per alcuni, per età o condizioni psichiatriche e di dipendenza, l’esito sarà diverso».
Il bilancio di questi mesi, per l’assessore, è duplice: da un lato, la consapevolezza che i numeri a Varese sono relativamente contenuti se confrontati con le grandi città; dall’altro, la certezza che questa popolazione non sparirà e anzi crescerà, e che proprio per questo servono strumenti stabili, non soluzioni tampone.
Dormitorio rinnovato, appartamenti di transizione, accompagnamento professionale, presidio in stazione e housing per famiglie sfrattate diventano così tasselli di una stessa strategia, che prova a trasformare l’emergenza in un sistema di protezione e di ripartenza per le persone più fragili.
( www.varesenews.it del 2 febbraio 2026. Intervista di Alessandra Toni )
